Giovanni Battista Manzella nasce a Soncino, piccola cittadina lombarda in
provincia di Cremona nei pressi del fiume Oglio nel 1855 il 21 di gennaio, figlio di Carlo
e di Zanardi Laura. All'età di quindici anni un evento soprannaturale illuminò
profeticamente il suo avvenire che sarà la sua missione. Nella chiesa di
S.Maria delle Grazie, fuori le mura di Castello, paese ove la sua famiglia si trasferì
per lavoro, gli apparve la Madonna, che con cenno materno gli disse di farsi animo,
che non lo avrebbe mai abbandonato, e che sarebbe diventato
Sacerdote e Missionario. Infatti, Sacerdote e Missionario diventò, ma attraverso un lungo
cammino e penoso. La voce di Dio lo chiamava a se e con grande generosità, superando
tutte le difficoltà per raggiungere la sublime meta del Sacerdozio, nell'autunno del 1884
con grande consapevolezza lascia il mondo per donarsi interamente al Signore entrando in
Seminario.Aveva ormai trenta anni, iniziava così una vita in un'età in cui gli altri
hanno raggiunto la meta da tempo. Giovanni Battista Manzella, si formò all'Istituto
Villoresi, dove, il direttore spirituale Don Gerolamo, molto stimato per la sua santità,
a Giovanni Battista, che aspirava di farsi francescano gli predisse che sarebbe
diventato berettante, cioè Prete della Missione, e da quel mometo prese la decisione di
farsi Missionario di San Vincenzo dé Paoli, confermandolo poi predicando a religiosi e
religiose,di essersi fatto Missionario Vincenziano per obbedienza. Ma fu una chiamata in
perfetta sintonia col suo carattere,con la sua spiritualità,con la sua precedente
esperienza di vita, con i suoi più alti ideali di fede e di carità.Nel 1890,precisamente
il 15 agosto,pronunciò il voto privato di castità perpetua.Ma prima di arrivare alla
meta dell'apostolato missionario, Giovanni Battista Manzella doveva ancora sedersi fra i
banchi della scuola, tra alunni giovinetti, lui superadulto nello studentato filosofico e
teologico per completarvi gli studi e apprendervi quelle discipline che sono necessarie al
Sacerdozio Cattolico.Tale fu la sua applicazione allo studio che in breve fu ordinato
Sacerdote(02/1893). Molti furono i luoghi dove operò Giovanni Battista Manzella, tra
questi vi fu la Sardegna.Fu mandato in un periodo drammatico per la vita isolana,infatti a
quei tempi sui giornali del continente,la Sardegna appariva la terra delle vendette del
banditismo, malaria e povera gente in condizioni di isolamento lungo e forzato,
popolazioni che da anni non vedevano un sacerdote.Con un campo tale di lavoro,l'apostolato
di Manzella si dovette volgere in ambiente di missione, e affrontò il problema sardo con
la formula dell'amore. Amò la Sardegna e ne fu riamato,riprese in pieno il programma
vincenziano della carità universale sotto tutte le forme con la preferenza ai poveri
abbandonati, tanto da far ribattezzare l'isola stessa col titolo glorioso di "Isola
Vincenziana",e come San Vincenzo,fu salutato non solo come il padre dei poveri,ma
anche ma anche come luce del clero,per il suo costante impegno nella formazione dei
chierici e la santificazione dei Sacerdoti. L'opera delle Missioni al popolo è la prima e
principale della congregazione di San Vincenzo,così fu per Padre Manzella; missionario,
evangelizzatore, apostolo della Sardegna. Visitò l'Isola in lungo e largo almeno venti
volte, in cammino a piedi, a cavallo, in carro, e, col progresso, in automobile e in
treno. In Sardegna ha trascorso trentasette anni di missione,decine di centinaia le
Missioni da lui istituite, in contatto vivo, familiare, gioioso col popolo. Pregava e
faceva pregare per assicurarne il buon esito; predicava,visitava le case, distribuiva
fogli di propaganda, immagini, medaglie,giornali. Pellegrino di Cristo,voleva giungere
alla porta di ogni peccatore. Attraeva a se con semplicità tutti per condurli in
chiesa, all'ascolto della "Parola",alla Messa, ai Sacramenti,a Cristo.
Avvicinava con amore, e con amore tutti lo seguivano.Gli anni si succedono ricolmi di
slanci apostoloci e di fatiche nel campo più specifico del Missionario,che sono appunto
le Missioni al popolo. In tutta la Sardegna le opere manzelliane sono nate con estrema
semplicità,umiltà e povertà di mezzi. Gli orfanatrofi di Tempio,Olbia,
quest'ultimo destinato a un rapido sviluppo con il completamento delle
strutture per aprire anche una Casa di riposo. A Bonorva, per accogliere
due figli di un povero soldato venuto dal fronte per vedere la moglie che trovò morta.
Più tardi a Sassari, la fondazione "Brigata Sassari" per gli orfani di guerra,
poi trasformato in Orfanatrofio femminile sotto la direzione delle Figlie della Carità.
Mirabili, furono le opere suscitate dalla carità, dallo zelo, dalla intrapendenza del
grande Missionario a Sassari. Quì basta ricordare l'Istituto intitolato a lui "La
Divina Provvidenza" per i cronici e i derelitti, l'Istituto dei Sordomuti, l'Istituto
dei Ciechi e il Rifugio Gesù Bambino, opere queste, realizzate tutte anche per alto
merito delle Figlie della Carità, delle Dame di Carità e di altre personalità del
laicato cattolico sassarese. Padre Manzella fu uomo di chiesa, instancabile, prodigandosi
ovunque per trasmettere quei valori di carità,umiltà e dedizione al Signore. Ma anche
per lui gli anni passano, i compagni di viaggio man mano ci lasciano a cominciare da i
congiunti, dai più intimi.Non solo a Sassari, ma per tutta la Sardegna peregrinò, mentre
anche per lui si avvicinava il tramonto. Fu memorabile la sua predicazione a Cagliari
nella Missione tenuta nella Chiesa di S.Anna. L'ultimo sforzo lo fece in obbedienza al
superiore che lo mandò a Santa Maria d'Arzachena, da dove ne ritornò mortalmente colpito
e piombato nella più profonda cecità.In quella Missione benedisse un vecchietto che da
vari mesi soffriva per una grave infezione ad una mano, e il male scomparve, uno dei segni
del soprannaturale che confermava la sua santità e che attirava a lui moltitudini di
infermi imploranti, nella casa della Missione, la carità di una grazia dal Missionario
che chiamavano santo. E la fama di guarigioni miracolose illuminava specialmente il
tramonto della sua mirabile vita. Rientrato a Sassari da Arzachena, stanco, ammalato,
amava ripetere una sua vecchia frase "Sono l'uomo più felice di questo mondo".
La quotidiana Comunione lo confortò negli ultimi otto giorni di malattia. Ormai
ogni speranza umana era perduta,venne collocato in una cameretta dove ricevette
l'assistenza dei Confratelli e anche quella delle Suore del Getsemani. Padre Manzella spirò alle quattro del 23 Ottobre 1937 all'età di 82 anni. Sassari e
tutta la Sardegna salutò così la sua dipartita " E' morto santo Manzella ".Il
trasporto della salma alla Cattedrale assunse l'aspetto di un corteo trionfale, non di un
accompagnamento funebre. L'Arivescovo Mons.Mazzotti, dal pulpito, mirabilmente
esaltò la sua santità, esclamando tra l'altro " Il Sig.Manzella era l'incarnazione
di quanto vi è di grande e nobile, della bontà,della carità,della misericordia.
Il quotidiano di Sassari "L'Isola", così scriveva all'annuncio della morte di
Padre Manzella e la sua parola veniva riprodotta nell'epigrafe posta sul portale
d'ingresso della Cattedrale: "Lombardo di nascita e sardo di cuore".
Nessuno amò come lui la Sardegna, e ne fu riamato di inesprimibile amore. Amò le anime,
ma anche la terra, il mare, il cielo, i monti, il costume, tutto! Amò la Sardegna, come
era ai suoi tempi, ben diversa da quella di oggi. Era ancora l'isola sconosciuta e
ignorata nelle sue austere bellezze, nel tesoro della sua gente semplice e buona, Padre
Manzella avvicinò i suoi abitanti, ne condivise le poche gioie e i molti dolori, si fece
sardo di anima e di cuore, con gioia amava partecipare alle caratteristiche feste popolari
e vivamente lodava ed esaltava l'ospitalità del popolo sardo.Le spoglie riposano presso la cripta della Chiesa SS.Sacramento ove ha
sede la congregazione, presso l'Istituto Suore del Getsemani, questa
fondata dal padre e suor Angela Marongiu.
Da: "Il Signor Manzella" Apostolo della Sardegna,di Mons.Paolo Carta già Arcivescovo Emerito di Sassari in collaborazione con le Suore del Getsemani, dette ormai anche " Manzelliane " dal volume redatto da Padre Antonio Sategna.
Perchè Signor Manzella, perchè da vivo veniva chiamato da tutti così, con lo stesso titolo erano chiamati tutti i Preti della Missione, in conformità all'uso francese per cui il fondatore era semplicemente "Monsieur Vincent", "il Signor Vincenzo": San Vincenzo de' Paoli.